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Oratorio di San Marco (Sec. XV)

La costruzione della chiesa, dedicata originariamente al solo San Marco e poi anche a San Giulio, risale presumibilmente alla fine del 1500 in sostituzione di una cappella ad orandum, poiché il vescovo Bascapé nella sua visita pastorale del 1599 ne parla come di un nuovo oratorio. Gli affreschi della facciata sono opera del pittore varallese Antonio Orgiazzi, eseguiti nel 1752.
In alto è rappresentato l'Angelo che annuncia alla Madonna che sarebbe diventata la Madre del Salvatore; al centro è affrescato San Marco Evangelista; a sinistra San Giovani Battista patrono dei pastori; a destra San Giulio protettore contro il morso degli insetti velenosi. Nel 1870 il pittore Giuseppe Avondo di Balmuccia ha aggiunto due medaglioni rappresentanti due vescovi di Aosta: a sinistra San Giocondo, a destra San Grato raffigurato con in mano il piatto su cui poggia la testa di San Giovanni Battista, poiché sarebbe stato lui a portare dall'oriente la reliquia del teschio del Battista, che ora in parte si trova a Roma nella chiesa di San Giovanni Decollato ed in parte ad Aosta.
La pittrice campertognese Irene Gilardi, figlia di Pier Celestino, ha effettuato l'ultimo restauro di tutta la facciata.
Sul lato esterno dell'edificio, verso la strada, c'è l'affresco secentesco di San Francesco che riceve le stimmate.
Entrando in chiesa, una bussola di pietra per la raccolta delle elemosine porta la data 155.. che si riferisce all'anno di costruzione della stessa o della primitiva cappella ad orandum.
L'inferriata è stata collocata nel 1731 e proviene dall'altare di San Giuseppe della vecchia chiesa parrocchiale, abbattuta per dar luogo a quella attuale. I quadri sulla parete sono stati dipinti da Orgiazzi nel 1771 e rappresentano San Marco e San Luca.
Sull'altare, al centro di un'ancona di legno scolpita e dorata, vi è la statua di San Marco: tutta l'opera è dei primi anni del 1600 e purtroppo non se ne conosce l'autore; invece gli affreschi attorno all'altare sono sempre dell'Orgiazzi, datati 1751.
Nel 1979 questa statua è stata portata a Milano e messa in una "camera a gas" per eliminare i numerosi tarli che la stavano rovinando.


Testo di Don Pier Cesare De Vecchi con note di Silvano Pitto





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