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Itinerario Campertogno - Cangello

Dalla piazza principale dedicata al pittore campertognese Pier Celestino Gilardi, inoltrarsi sul vecchio ponte di pietra che, raddoppiato nel 1606, poggia su un'ampia arcata, con le case addossate.
All'inizio c'è una piccola cappella con l'immagine della Madonna, invocata come protettrice dei viandanti soprattutto nei pericolosi giorni di piena del fiume; questa cappella è stata adibita come garitta per le guardie di frontiera dall'inizio del 1800 per tutto il periodo napoleonico, poichè il fiume faceva da confine tra il Regno d'Italia - Dipartimento d'Agogna situato nella sponda sinistra (il paese nel frattempo si chiamava sempre Campertogno) e la Repubblica di Francia "Dipartimento della Sesia" sulla sponda destra (questa parte del paese prese il nome di Campertognetto, governato da un maire-sindaco).
Terminato il periodo napoleonico, la garitta tornò a riprendere la sua originaria funzione di cappelletta.
Subito al di là del ponte vi è una caratteristica casa risalente al 1500, acquistata nei primi anni del 1600 dal parroco don Pietro Bertolino appartenente ad una ricca f amiglia di Mollia, per destinarla come luogo di ospitalità ai poveri, ai viandanti, agli emigranti, agli ammalati; allora consisteva in nove camere e due lobbie sporgenti sul fiume; in seguito venne sostituita da un'altra abitazione più ampia sulla piazza principale.
Questo "ospitale" assume una rilevanza storica, poichè mentre in valle d'Aosta erano numerose queste istituzioni, nella diocesi di Novara c'era solo questa di Campertogno e soltanto nel 1800 ne è sorta una a Domodossola e poi l'Ospizio Sottile sul colle di Valdobbia.
Iniziamo ora la breve mulattiera che, attraversando la frazione Tetti, ci porta all'Oratorio di San Marco: nel percorso si consiglia di osservare la casa valsesiana di legno a grandi lobbie di fronte alla prima fontana - lavatoio.
Si arriva alla prima delle quindici cappellette che descrivono episodi della vita della Madonna, costruite, affrescate, restaurate dal 1450 al 1939 da pittori spesso ignoti; sappiamo però di certo che nell'Ottocento e nel Novecento sono intervenuti gli Avondo e Irene Gilardi.
Ci troviamo nel territorio detto Il Selletto. Attraversata la frazione, si riesce a leggere sull'ultima casa, che è tra le più antiche, la seguente scritta sopra l'affresco "Zanin figliolo de Antonio Zanin Miret de la Villa a principato et fato et fato... fù nel 1547 e poi dato fare queste figure nel 1581 a dì 26 de luglio."
L'affresco rappresenta al centro la Madonna seduta, che sostiene sulle ginocchia Gesù Bambino, il quale con la mano destra benedice con tre dita, simbolo della Trinità, e nella sinistra tiene un uccello che significa libertà; il bambino è nudo, significando la sua umanità, cioè Gesù dio e uomo.
A lato è raffigurato l'evangelista San Marco con una penna nella mano sinistra, mentre poggia la mano destra sul capo del committente come segno di protezione. San Giovanni Battista con una mano regge il vessillo di Cristo e con l'altra un nastro che reca la scritta "Ecce Agnus Dei".
L'edificio viene detto "la casa del notaio" perchè un discendente di questa famiglia di nome Rocco (1696-1746) vi ha esercitato tale professione.
L'affresto è stato riprodotto in uno dei poster-arte a cura della Commissione "Montagna antica da salvare" del CAI Varallo.
Arrivati a Scarpia, troviamo una splendida cappella di posa, che è la più antica conservata in paese. All'interno un cancello di legno separava il sacerdote celebrante dal popolo che assisteva alla Messa.
Ai lati ci sono i più antichi affreschi di Campertogno raffiguranti San Crostoforo (datato 1410-1413), un bellissimo Cristo in croce e San Giovanni Battista, datati 1450 e restaurati nel 1613.
L'affresco centrale sopra l'altare rappresenta la Vista della Madonna a Santa Elizabetta ed è opera di un Avondo (1843), in sostituzione di un precedente affresco andato in rovina.
Salendo verso l'Argnaccia, sul sentiero una freccia invita ad entrare nella faggeta, al centro della quale si trova un curioso manufatto, classificato dagli esperti come uno dei rari altari megalitici rimasti in Valsesia.
Giunti al pianoro dell'Argnaccia, che si stende su un'ampia terrazza glaciale, un tempo abitata tutto l'anno, ora luogo di villeggiatura, subito appare una cappella denominata "del laghetto", ricostruita a spese di privati in sostituzione di una antica completamente diroccata, dove secondo la tradizione sarebbero stati sepolti i morti della peste del 1576.
Si percorre il pianeggiante sentiero per arrivare alla seconda cappella dedicata alla Madonna del Rosario, edificata all'inizio del 1600.
Lasciamo l'Argnaccia con le sue case quasi tutte restaurate al loro interno, secondo le esigenze moderne; l'alpe è bella a vedersi, ma ha perso il caratteristico profumo di stalla di un tempo.
Giunti a Cangello, ci troviamo in uno dei più belli e caratteristici alpeggi, un tempo frazione abitata tutto l'anno. Si è subito premiati, dopo la fatica della salita, dalla presenza di una fontana che offre una delle più fresche e leggere acque del territorio.
Fortunati poi, se troveremo qualche alpigiano "alla Amedeo" che con la sua generosità e la sua cordialità, tipiche del montanaro, ci fa sognare di essere arrivati in un mondo una volta reale, ma al giorno d'oggi immaginario.
La bella piazzetta con i sedili di sasso antistante la chiesa era il luogo dei raduni della comunità, prima e dopo le funzioni religiose; vi si trattavano i problemi del posto, vi si riuniva per trascorrere un po' di tempo di rilassamento, conversanto o cantando.
Tornando verso Campertogno, c'è ancora l'occasione di scoprire altri tesori artistici: alla frazione Tetti, la chiesa di San Carlo era una dipendenza dell'Ospitale (ospizio) di San Carlo, sorto nel primo decennio del Seicento a favore dei poveri, dei viandanti, degli emigranti, i quali avevano diritto di ricevere gratuitamente pane, minestra, letto, di norma per un solo giorno, salvo in casi di malattia o altro grave motivo.
Se a questo punto, al termine del sentiero dell'arte, si avesse ancora un'ora a disposizione, ci si può rivolgere al parroco per poter visitare il complesso museale parrocchiale composto dall'oratorio di Santa Marta, dalla chiesa parrocchiale e da una interessante raccolta di opere lignee e pittoriche dei secoli passati.





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