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Il comune di Campertogno appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Vercelli

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Le quindici cappellette (Sec. XIV)

La prima cappelletta descrive la Nascita della Madonna in due scenari: in fondo Sant'Anna, sul letto del parto, poi in primo piano ancora Sant'Anna con in braccio la figlia Maria, mentre lo sposo San Gioachino contempla la neonata e a lato due donne prestano il loro aiuto.
La mulattiera che si inizia a percorrere è ripida, ma comoda, e la dobbiamo alla generosità del campertognese Giuseppe Della Bianca, che per ringraziare la Madonna per la fortuna avuta nel suo lavoro di imprenditore nella cartiera di Bettole di Borgosesia, nel 1820 lasciò £. 2000 per ampliare e ricostruire il sentiero.

Nella seconda cappelletta sono raffigurati i genitori Gioachino e Anna che presentano al Grande Sacerdote la figlia Maria, consacrandola a Dio.

Nella terza cappelletta gli stessi genitori sono raffigurati nella veste di educatori e di insegnanti.
Mentre la salita diventa un po' più dura, merita osservare, sulla sinistra, alcune grosse buche dette "boru" dove si metteva la canapa a macerare nell'acqua per poter poi filaria e ricavarne la tela.

La quarta cappelletta è l'ultima di quelle restaurate ed ha richiesto l'intervento perché alla fine degli anni Trenta del secolo scorso tre vivacissimi ragazzi, mentre andavano alla ricerca di rane, trovatisi davanti a un grosso masso in bilico sul torrente, si sono lasciati vincere dalla tentazione di farlo rotolare; questo, nella sua corsa, ha raggiunto e rovinato la cappella.
Vi è rappresentata l'elezione di San Giuseppe a sposo della Madonna, rifacendosi alla leggenda sécondo la quale, essendo numerosi i pretendenti a Maria, il sacerdote decise di invitarli tutti a presentarsi con un bastone, e fu prescelto Giuseppe perché il suo bastone (come segno divino) era fiorito.

La quinta cappella è il grande Oratorio della Madonna degli Angeli, in località Scarpiolo. Nei registri e nei documenti d'archivio viene nominato per la prima volta il 23 agosto 1652, quando Giovanni Francesco Selletti, in qualità di procuratore dell'oratorio ad orandum dello Scarpiolo del Selletto presenta al parroco il rendiconto finanziario.
Nell'inventario del 1697 si parla della nuova chiesa, coperta a piode, di grandezza ordinaria, ornata a stucco in diverse parti, eccetto la navata.
Si parla pure della nicchia della Madonna nel muro antico della inglobata cappella; in un affresco è raffigurato un modello di letto valsesiano a colonne su cui è adagiato un infermo. L'edificio ha linee architettoniche non usuali in Valsesia: pianta quadrata, cupola ellittica ottagonale e lanterna con lucernario circolare.
È stato costruito totalmente a spese della famiglia Selletti che ha esercitato il diritto di "patronato" fino al 1940.
Da notare, in alto sopra l'altare, un quadro con l'Annunciazione. Sotto, un altro grande quadro, con cornice lignea scolpita e dipinta, rappresenta la Madonna con Angeli e con i committenti Carlo e Giovanni Pietro Selletti vestiti con la divisa della confraternita di Santa Marta, di cui erano in quegli anni priori.
A lato dell'altare un altro quadro dell'Annunciazione in una cornice a stucco; nel lato opposto vi era un quadro della Natività, ora conservato nel museo parrocchiale; queste opere erano citate e descritte già nel sopraddetto inventano del 1697.
Un grande affresco rappresenta la Morte di San Giuseppe assistito da Gesù e dalla Madonna; al centro della nicchia è dipinta una Madonna contornata dai quindici misteri del rosario; al lato sinistro è dipinto San Domenico, al lato destro San Pietro martire; sopra, negli ovali, a sinistra si riconosce Santa Teresa d'Avila e a destra San Pietro Apostolo.
Si leggono pure le scritte "costrutta nel 1481" e "riparata e dipinta a nuovo l'anno 1889".
Sulla cupola sono affrescati molti ahgeli con alcune in- vocazioni delle litanie del rosario, mentre più sotto, nei quattro ovali, si riconoscono San Paolo Apostolo, San Gaudenzio patrono della Diocesi, San Camillo, San Carlo. Si legge pure la scritta "1704 Gnifeta Pinxit expensis joan. Petri Seletti", cioè il pittore Gnifetti Giacomo di Alagna dipinse a spese di Giovanni Pietro Selletti.
Nel 1845 vi lavorò il pittore Maurizio Belli di Mollia e a lui si attribuiscono gli affreschi sull'altare; dal 1845 al 1855 lavorò pure il pittore Lorenzo Avondo di Balmuccia, che a quanto pare non diede il meglio di sé perché in continua lite con il committente Selletti, il quale, in una lettera, esprimeva così il suo giudizio sul pittore "questo alto famoso artista Lorenzo Avondo, che misura il merito del suo pennello probabilmente dalla grande barba che porta al mento".
Nel 1889 intervenne nell'oratorio anche il pittore Emiliano Giacobini di Campertogno, che in paese restaurò affreschi e quadri senza rispetto per i precedenti pittori, per cui non ci è facile distinguere quanto rimane dell'originale e quanto è opera sua.

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